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Come nasce il periodo pasquale

Marzo – Aprile: la natura si risveglia. Timidamente cresce l’erba nei prati, compaiono le gemme sui rami degli alberi e dei cespugli e, giorno dopo giorno crescono, si schiudono, germogliano le foglioline tenere di primavera e i fiori che coprono i rami ancora spogli con una nuvola candida o rosata. Fioriscono i cespugli giallo oro delle forsizie, i peschi, i meli, i ciliegi. Forse abbiamo un po’ disimparato a contemplare la natura e il suo annuale, meraviglioso risveglio: la sua annuale “resurrezione”.
La Pasqua di Resurrezione si colloca nel cuore della primavera. Non ha una data precisa come il 25 dicembre per il Natale, ma è tradizionalmente fissata nella domenica successiva alla prima luna piena di primavera, tra il 21 marzo e il 25 aprile. Questa collocazione nel corso dell’anno è legata alla tradizione antica della pasqua ebraica, che ricordava il “passaggio” degli ebrei dalla schiavitù dell’Egitto alla terra promessa della Palestina, celebrata con il sacrificio di un agnello e la consumazione del pane àzzimo. Questa tradizione risente delle più lontane origini di quel popolo di pastori, abituati alle lunghe migrazioni stagionali dei greggi, le “transumanze” che caratterizzano il “passaggio” da una regione all’altra nei cambi di stagione. Giorni e giorni di cammino, al passo delle pecore, per trovare nuovi pascoli verdi, mangiando un pane rudimentale, impastato senza sale e cotto su bracieri improvvisati. Il sacrificio dell’agnello era ringraziamento e festa per il raggiungimento della nuova sede.
Proprio a questa festa pasquale della primavera, che è un po’ nelle tradizioni agricole di tutti i paesi del mondo, allude il Signore quando parla a Mosé e ad Aronne prima dell’esodo e dice: “E’ la pasqua del Signore”. Ma è dunque già una nuova pasqua, non più solo festa campestre terrena, ma di ringraziamento a Dio, una Pasqua da celebrare “come festa del Signore”, “di generazione in generazione”, “come rito perenne”.
Ed è in questa stagione dell’anno che avviene la Passione del Signore: “Prima della festa di Pasqua, Gesù sapendo che era venuta la sua ora per passare da questo mondo al Padre…” (Gv 13,1) L’immagine luminosa della Pasqua cristiana è Cristo risorto: il sepolcro è vuoto, e angeli in bianche vesti lo custodiscono. Il Signore appare a Maria di Màgdala, ai discepoli, a Tommaso l’incredulo, e poi sul lago di Tiberiade. Sono incontri fugaci Gesù non vive più tutto il giorno con loro, e in quelle apparizioni improvvise i discepoli a volte non lo riconoscono, a volte dubitano. Gesù parla con loro, li conferma nella fede e gli affida la missione di evangelizzatori, poi ascende al cielo nella gloria del Padre.
Il suo commiato con la promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” non è solo per i suoi discepoli, è anche per noi, per la nostra Pasqua, per la nostra rinascita primaverile, per la nostra vita.
Resurrezione,  dunque, alla quale ci prepariamo attraverso i riti della Settimana Santa, rivivendo in preghiera eventi lontani che sono luce della nostra fede.
Resurrezione in una primavera nuova nella nostra vita quotidiana, troppo spesso impoverita e soffocata dalla quotidianità, oggi più che mai affannosa e deludente.
Sia questa una Pasqua luminosa, di fede e di speranza per tutti!

Maria Panagia


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