Parrocchia dei Santi Martino e Gaudenzio

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L’Oratorio di Sant’Agnese

Si tratta di un oratorio femminile, unico nel suo genere ai tempi, fondato nel 1909 da un gruppo di giovani donne consacrate chiamate “Suore Apostoline del Sacro Cuore di Gesù”. Esse, pur svolgendo attività lavorativa nelle fabbriche, dedicavano il tempo loro rimasto alla preghiera e alla formazione religiosa delle bambine e delle giovani della Parrocchia.

La loro casa era diventata il ritrovo domenicale di tutte, ma non solo. Durante il periodo estivo le Apostoline accoglievano ogni giorno tutte le ragazze che volevano imparare il cucito e il ricamo, attività alle quali si univano sempre la preghiera del mattino e il rosario al pomeriggio.

Quando fu fondata la Gioventù Femminile di Azione Cattolica, le Osine si iscrissero con entusiasmo trovando nell’Azione Cattolica la conferma dei valori in cui avevano sempre creduto.

Anche ai nostri giorni, nella ricorrenza della festa di Sant’Agnese, le Osine si incontrano annualmente per ricordare le Apostoline, le numerosissime socie ormai passate a miglior vita e per rinsaldare la bella amicizia che non è mai venuta meno da allora.


 

Alcune testimonianze

Negli anni ’50 le ragazze ed i ragazzi vivevano apparentemente separati. Le ragazze avevano un Oratorio molto frequentato e più ampio rispetto a quello maschile. All’Oratorio Sant’Agnese vivevano le suore che dedicavano tutta la loro vita all’educazione spirituale ed anche pratica delle ragazze. In estate si andava per tutto il mese di luglio e di agosto all’Oratorio dove si imparava a ricamare, ma anche a pregare ed a socializzare. Ogni domenica, dopo la benedizione delle ore 15 si andava all’Oratorio a giocare e ad incontrare le amiche. Noi ci si sentiva delle privilegiate. Avevamo un grande salone in cui giocare anche in inverno ed una saletta in cui si tenevano le adunanze di Azione Cattolica. È pur vero che in inverno occorreva riscaldarla; a questo compito, che comprendeva soprattutto il clima di calore umano, si dedicavano brillantemente i nostri assistenti: don Tito Santamaria prima, il Vicario don Vittorio Piola poi. Solo loro riuscivano a ‘far tirare” il tubo della stufa e a non trasformare la saletta in una nuvola di fumo nero. Solo anni dopo ho saputo che in Seminario si teneva all’uopo, un apposito corso di specializzazione, una specie di master dell’epoca.

Accogliemmo con entusiasmo l’annuncio che sarebbe sorto un Oratorio maschile nuovo. Lo vedemmo sorgere mattone su mattone. E certamente parecchi di essi sono frutto delle nostre rinunce alle caramelline da cinque lire che vendeva la Giuseppina, una delle Apostoline. Non so quante ne occorressero per un mattone… ma certamente parecchie.

E quando l’Oratorio maschile finalmente fu inaugurato anche noi avemmo i nostri vantaggi: una sera alla settimana si poteva accedere alla palestra delle seminterrato a praticare basket (che allora si chiamava più prosaicamente pallacanestro). E poi c’era il carnevale che si festeggiava assieme ai ragazzi e quante coppie si sono formate proprio in quelle occasioni, compresa la nostra…

Marisa Pasquini Viana

Gli anni che hanno accompagnato la costruzione e dato l’avvio all’Oratorio maschile, hanno visto, per la realizzazione del progetto “Oratorio”, una serie di iniziative originali. Lo zelo e l’esempio del Vicario non davano tregua. Come oratoriane di Sant’Agnese ci fu una geniale “pensata”. Perché non contribuire con la vendita dei fiori? Ci vennero in aiuto le famiglia degli ortolani che formavano il nucleo più consistente nella zona che ora costituisce la parrocchia di Santa Rita. Erano Sanmartinesi della più pura razza, che si sentivano ben radicati nelle tradizioni religiose dei loro famigliari, che avevano costituito nei secoli passati il “Pio consorzio degli ortolani”, orgogliosi dello spazio che nella chiesa parrocchiale era riservato alla cappella e all’altare della Maddalena, loro patrona, ritratta in una grande tela mentre adora Gesù risorto, vestito naturalmente da ortolano, secondo il racconto evangelico.

Quando si andò a chiedere la collaborazione, furono ben contenti; soprattutto la signora Giuseppina V. è stata, con il marito, una indimenticabile benefattrice. Si andava, di sabato, nelle ortaglie, per la via Damina, la via Roggia Ceresa, la via Belvedere. La signora Giuseppina faceva trovare i mazzi dei fiori già pronti: erano le zinnie, gli astri della Cina, le dalie, i tagete, che a settembre arricchivano le aiuole della zona. Avvolta nel suo grembiule da lavoro, accanto al marito, sempre indaffarato a lavare le carote nel ruscello che attraversava l’orto, per il mercato del lunedì, ci accoglieva con un bel sorriso, un saluto bonario e affettuoso, quasi schernendosi, nella inconsapevole umiltà del suo gesto generoso. Avevamo le nostre biciclette e le caricavamo in ogni modo, con borse, cestini, portapacchi. Si arrivava bene o male alla chiesa di San Martino. Qui, tutti i vasi, i secchi, i piccoli mastelli, conservati negli sgabuzzini accanto alla sacrestia, venivano utilizzati. Alla domenica mattina ci si dava il turno, sul sagrato, agli orari di tutte le messe, per la vendita dei fiori. Dopo il primo anno di questa esperienza, la signora Giuseppina ed il marito decisero di seminare, proprio per noi, dei fiori più belli: gli astri doppi. Erano di colore violetto, bianco, rosa; grandi come a Novara non se ne vedevano ancora.
Negli anni di questa esperienza non restò mai un mazzo di fiori invenduto. Il suono festoso delle campane che chiamavano alla messa domenicale, ha avuto la sua parte nel comunicare alle venditrici e ai compratori l’entusiasmo e la voglia di bene. Al Vicario venivano consegnate le poche centinaia di lire ricavate mentre ai ragazzi sanmartinesi veniva consegnato l’Oratorio.

Rita Favergiotti

L’Eco di San Martino, alla fine dell’estate 1959, presenta la prima esperienza del Grest all’Oratorio. Da quell’anno l’iniziativa Grest si è sviluppata e consolidata. Gli anni cinquanta sono stati, nella nostra Parrocchia, ricchi di esperienze e di “invenzioni” educative. All’Oratorio femminile, negli stessi anni in cui si stava costruendo l’Oratorio maschile e diciamo anche, usufruendo di un po’ di aiuto degli stessi costruttori, si fece l’esperienza dell’Oratorio estivo giornaliero. La ditta fratelli Brustia procurò, per l’interessamento di Don Tito Santamaria, coadiutore al quale era stata affidata l’assistenza spirituale dell’Oratorio femminile, una vera “montagna” di sabbia, finissima, leggera, morbida, estratta da un abile renaiolo nell’alveo del torrente Agogna. Fu scaricata nel cortile dell’Oratorio femminile. Le bambine che già da molti anni erano abituate a trascorrere l’estate in Oratorio a lezione di cucito e di ricamo dalle Suore Apostoline, accolsero la novità con esultanza, per dire proprio la parola giusta. Così ci fu anche qualcuna che, pur di non sentirsi impegnata nel ricamo, cercava di smarrire l’ago, facendolo cadere nella griglia del tombino dell’acqua piovana, per essere autorizzata soltanto a giocare con la sabbia.
Ma la sabbia era stata portata lì soprattutto per le bambine più piccole. Arrivavano accompagnate dalle mamme. La villeggiatura alla mare era consuetudine di poche famigli sanmartinesi, e non pareva vero di poter sfoggiare e attrezzature da spiaggia: cappellini multicolori, di tela e di paglia, palette, secchielli, rastrelli e formine… erano uno spettacolo. A sera, quando le mamme venivano a riprendersi le bimbe abbronzate e anche… irrobustite, c’era di che essere soddisfatti. Ricordo le espressioni di riconoscenza di qualche mamma che nel vedere la propria bimba rifiorita dimostrava di stimare e di capire l’Oratorio.
Il ricordo di quelle estati è tuttora vivo nella mente di alcune stimate ed intelligenti professioniste, le cosiddette ” donne in carriera ” che da bimbe hanno affondato i piedini nudi nella sabbia dell’Oratorio. Forse è proprio da lì, nel contatto diretto con la sabbia di San Martino, che si è creata in loro una eccellente capacità di concretezza e di impegno, spesi alla servizio della società civile e della comunità ecclesiale.

Rita Favergiotti

 

Le Suore Missionarie dell’Immacolata Regina Pacis iniziano il loro servizio nella Comunità di San Martino alcuni decenni fa chiamate dall’allora Parroco il quale aveva intuito la particolare attenzione che il carisma di queste “Pianzoline” riserva al mondo giovanile. Iniziamo così la nostra esperienza missionaria coi bambini della Scuola Materna dando il meglio di noi stesse sia per l’educazione dei piccoli, sia per dare risposte ai bisogni delle loro famiglie. In questa Comunità alcune Sorelle hanno vissuto in concreto gli inizi della loro consacrazione a Dio e al servizio dei fratelli con tutto l’entusiasmo dei primi passi e così la nostra presenza si è attivata anche nei cammini umani e cristiani dei ragazzi e dei giovani. Con loro abbiamo sperimentato le fatiche del crescere, ma soprattutto l’entusiasmo delle scoperte che la vita riserva, la gioia del progettare e programmare insieme il domani.

Momenti intensi, partecipati, gioiosi e anche faticosi (perché no?) che di anno in anno la pastorale della Comunità Sanmartinese programmava perché il cammino di ciascuno e di tutti diventasse grande e vera risposta alla chiamata del Signore. Parecchi anni sono trascorsi, le suore Pianzoline si sono succedute in una Comunità dove l’accoglienza è stata sempre al di sopra di ogni merito: sentiamo di esprimere, a giovani e meno giovani coi quali abbiamo camminato, un grazie intenso per ogni possibilità che ci è stata offerta, per la capacità soave di accogliere anche i nostri limiti, per il fraterno darsi una mano nella costruzione del Regno. Col trascorrere del tempo anche le suore “invecchiano”, ma portano in cuore una frase che il Fondatore ha lasciato loro in eredità: “. . .sempre giovani per salvare i giovani”. Questo viviamo dentro di noi anche cariche di anni perché l’amore, se tale, non ha soste e confini. Così anche la nostra presenza fisica tra i giovani si è limitata, ma nel cuore e nella preghiera i loro volti e la loro vita hanno sempre largo spazio.

Con immenso piacere li incontravamo cresciuti quando la nostra attività si è aperta verso gli anziani ed ammalati: nelle loro case ancora potevamo sorriderci, augurarci ogni bene, condividere ed accompagnare con la preghiera i loro vissuti di gioia, di fatica, di sofferenza. A tutti un augurio grande dentro un affettuoso ricordo.

Suor Romana e Suor Piersecondina

 


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