Parrocchia dei Santi Martino e Gaudenzio

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Il Natale che possiamo vivere oggi

L’origine storica delle festa del Natale evidenzia l’amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità verso tutti noi.

Per comprendere meglio il significato del Natale del Signore possiamo fare un breve cenno sull’origine storica di questa solennità. Infatti, l’anno liturgico della Chiesa non si è sviluppato inizialmente partendo dalla nascita di Gesù, ma dalla fede nella sua risurrezione. Perciò la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma la Pasqua; la risurrezione di Cristo, sui cui si fonda la fede cristiana, è alla base dell’annuncio del Vangelo e fa nascere la Chiesa. Quindi essere cristiani significa vivere in maniera pasquale, facendoci coinvolgere nel dinamismo che è originato dal Battesimo e che porta a morire al peccato per vivere con Dio.

Il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre è stato Ippolito di Roma, nel suo commento al libro del profeta Daniele, scritto verso il 204. Qualche esegeta nota, poi, che in quel giorno si celebrava la festa della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme. La coincidenza di date verrebbe allora a significare che con Gesù, apparso come luce di Dio nella notte, si realizza veramente la consacrazione del tempio, l’avvento di Dio su questa terra. Nella cristianità la festa del Natale ha assunto una forma definita nel IV secolo, quando essa prese il posto della festa romana del sol invictus, il sole invincibile; si mise così in evidenza che la nascita di Cristo è la vittoria della luce sulle tenebre del male e del peccato.

Tuttavia, la particolare e intensa atmosfera spirituale che circonda il Natale si è sviluppata nel Medioevo, grazie a san Francesco d’Assisi, che era profondamente innamorato dell’uomo Gesù, del Dio-con-noi. Il suo primo biografo, Tommaso da Celano, nella “Vita seconda” racconta che San Francesco “al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù” (Fonti Francescane, n.199, p.492). Da questa particolare devozione al mistero dell’Incarnazione ebbe origine la famosa celebrazione del Natale a Greccio. Ciò che animava il poverello di Assisi era il desiderio di sperimentare in maniera concreta, viva e attuale l’umile grandezza dell’evento della nascita del Bambino Gesù e di comunicarne la gioia a tutti. Nella prima biografia, Tommaso da Celano parla della notte, del presepio di Greccio (Natale del 1223) in un modo vivo e toccante. La notte di Greccio, infatti, ha ridonato alla cristianità l’intensità e la bellezza della festa del Natale, e ha educato il popolo di Dio a coglierne il messaggio più autentico, il particolare calore, e ad amare ed adorare l’umanità di Cristo. Tale particolare approccio al Natale ha offerto alla fede cristiana una, nuova dimensione. La Pasqua aveva concentrato l’attenzione sulla potenza di Dio che vince la morte, inaugura la vita nuova, e insegna a sperare nel mondo che verrà. Con san Francesco e il suo presepio venivano messi in evidenza l’amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità, che nell’Incarnazione del Verbo si manifesta agli uomini per insegnare un nuovo modo di vivere e di amare. Grazie a san Francesco abbiamo scoperto che Dio si rivela nelle tenere membra del Bambino Gesù. Grazie a san Francesco, il popolo cristiano ha potuto percepire che a Natale Dio è davvero diventato l’ “Emmanuele”, il Dio-con-noi, dal quale non ci separa alcuna barriera e alcuna lontananza. Chi non accoglie Gesti con cuore di bambino, non può entrare nel regno dei cieli: questo è quanto Francesco ha voluto ricordare alla cristianità del suo tempo e di tutti tempi, fino ad oggi. Preghiamo il Padre perché conceda al nostro cuore quella semplicità che riconosce nel Bambino il Signore, proprio come fece Francesco a Greccio.

Il vostro Vicario vi augura buone Feste!


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